Roberto Bongiorni - il Sole 24 ore
La differenza tra la definizione «interlocutore legittimo», utilizzata dal segretario di Stato americano Hillary Clinton il 9 giugno ad Abu Dhabi, e il riconoscimento ufficiale del governo dei ribelli annunciato ieri non è una questione di formalismi. Il passo in avanti è importante. Riunitisi a Istanbul, le delegazioni di oltre 30 Paesi e istituzioni del Gruppo di contatto internazionale sulla Libia, hanno riconosciuto il Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt) come «autorità governativa legittima sul territorio libico».
Già molti Paesi, tra cui l’Italia e la Francia, avevano riconosciuto il Cnt. Ma l’investitura ufficiale degli Stati Uniti, insieme a quelle di altri Paesi, cambia le carte in tavolo. Non solo politicamente, ma anche economicamente. A spiegarlo è stato il ministro degli Esteri francese Alain Juppé: «Ciò ci consentirà di scongelare un certo numero di asset appartenenti allo Stato libico, dato che è ormai il Cnt a esercitare questa responsabilità». In gioco c’è un fiume di denaro: circa 130 miliardi di dollari custoditi nelle banche di mezzo mondo (34 miliardi negli Usa e sette in Italia). Da tempo i ribelli libici chiedono che la comunità internazionale sblocchi gli asset per pagare gli stipendi pubblici e fornire assistenza alla popolazione. Le sanzioni internazionali contro il regime, e cinque mesi di paralisi economica, cominciano a provocare seri problemi alla popolazione. L’ultima, urgente richiesta del Cnt - tre miliardi di dollari - è stata avanzata ieri dal ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu: «Vorrei incoraggiare tutti i partner del Gruppo ad aprire delle linee di credito per il Cnt, corrispondenti a una percentuale dei beni libici congelati nei rispettivi Paesi». «Il denaro - ha aggiunto - dovrà essere impiegato sotto la supervisione dell’Onu e ripartito equamente tra Tripoli e Bengasi durante il Ramadan, a condizione che sia utilizzato esclusivamente per prestare assistenza umanitaria».
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Cosa ha spinto gli Stati Uniti, dopo cinque mesi di esitazioni, a formalizzare il riconoscimento? «Il Cnt ha offerto oggi delle assicurazioni importanti, in particolare la promessa di attuare delle riforme democratiche, sia dal punto di vista geografico che politico», ha spiegato Hillary Clinton.
Oltre all’impegno economico, la riunione ha tracciato una road map per accelerare l’uscita del raìs (che ieri ha bollato la decisione del gruppo di contatto come «insignificante») e sbloccare la crisi. L’obiettivo è porre fine allo stallo di cinque mesi di combattimenti con un cessate il fuoco e favorire la nascita di un governo provvisorio «inclusivo», in cui siano rappresentati sia i ribelli che membri del regime. Il passo successivo, si legge nel comunicato finale, dovrà essere la convocazione di un’assemblea nazionale con tutte le componenti del Paese. «La presenza di Gheddafi e della sua famiglia non può avere nessuno spazio - ha ribadito Frattini - non si tratta di stabilire se ma solo come e quando Gheddafi lascerà il potere e resta solo da vedere se dopo debba restare in Libia». Sempre durante la riunione è stato convenuto che dovrà essere solo l’inviato Onu, Abdel-Elah alKhatib, a negoziare un accordo con Tripoli e Bengasi.
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